{"id":3217,"date":"2015-01-13T18:28:22","date_gmt":"2015-01-13T18:28:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.asucfavrio.it\/wordpress\/storia-del-villaggio-copy\/"},"modified":"2025-10-08T15:21:06","modified_gmt":"2025-10-08T15:21:06","slug":"asuc","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.asucfavrio.it\/wordpress\/favrio\/asuc\/","title":{"rendered":"A.S.U.C"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-page\" data-elementor-id=\"3217\" class=\"elementor elementor-3217\" data-elementor-post-type=\"page\">\n\t\t\t\t<div data-particle_enable=\"false\" data-particle-mobile-disabled=\"false\" class=\"elementor-element elementor-element-6141752 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"6141752\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-5bbfd45 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"5bbfd45\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1050\" height=\"140\" src=\"https:\/\/www.asucfavrio.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/asuc.jpg\" class=\"attachment-full size-full wp-image-3221\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.asucfavrio.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/asuc.jpg 1050w, https:\/\/www.asucfavrio.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/asuc-300x40.jpg 300w, https:\/\/www.asucfavrio.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/asuc-1024x137.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 1050px) 100vw, 1050px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div data-particle_enable=\"false\" data-particle-mobile-disabled=\"false\" class=\"elementor-element elementor-element-4393886c e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"4393886c\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-47de7625 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"47de7625\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>\u00a0<\/p><p><strong><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 12pt;\">I BENI COMUNI: UN FONDAMENTO PER L&#8217;AUTONOMIA TRENTINA<\/span><\/strong><\/p><p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 12pt;\">\u00a0\u00a0\u00a0 &#8220;L&#8217;unico scopo per il quale i nostri antenati hanno fatto le leggi \u00e8 questo: conservare senza danno i propri concittadini&#8221; (dal preambolo alla Carta di Regola della comunit\u00e0 di Trambilleno, anno 1578). Il buon legislatore, dunque, ha per fine soltanto la salvezza -fisica, economica, morale &#8211; dei suoi governati. Deve porsi come traguardo di ogni decisione il rispetto per quella che era chiamata &#8220;incofumitas&#8221; dei cittadini. La parola latina significa integrit\u00e0, non essere rovinati dalle &#8220;calamitates&#8221;, cio\u00e8 dalle disgrazie<\/span><br \/><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 12pt;\">\u00a0\u00a0\u00a0 Sono nominati i cittadini &#8211; la parola antica diceva &#8220;i vicini&#8221;, quelli che fanno parte dello stesso &#8220;vicus&#8221; (il villaggio) -. E&#8217; chiaro che sono in causa le persone. Nella nostra cultura la persona non \u00e8 immaginabile fuori del proprio ambiente, delle sue tradizioni, delle sue propriet\u00e0, in una parola: della sua comunit\u00e0. L&#8217;uomo astratto non esiste, perch\u00e9 sarebbe irreale, sradicato, in un certo senso solo &#8220;teorico&#8221;.<\/span><br \/><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 12pt;\">\u00a0\u00a0\u00a0 Oggi noi viviamo in uno stato organizzato. E&#8217; la societ\u00e0 moderna, nella quale si \u00e8molto allargato il concetto di &#8220;statale&#8221; &#8211; bench\u00e9 oggi si tenti di ridurne i confini -. Nella mentalit\u00e0 corrente abbiamo diviso il mondo in cui viviamo fra &#8220;pubblico&#8221; = statale, e &#8220;privato&#8221; = individuale. A far maturare tale distinzione ha contribuito la nascita e l&#8217;affermazione dello stato assoluto e centralizzato (da noi agli inizi del 1800). Esso ha avuto la sua peggiore realizzazione nello stato dittatoriale (in Italia il fascismo, in Germania il nazismo, in Urss lo stalinismo comunista). Dalla scuola ai bambini, dai prodotti ai mezzi di comunicazione tutto allora \u00e8 diventato &#8220;statale&#8221;.<\/span><br \/><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 12pt;\">\u00a0\u00a0\u00a0 Come reazione legittima a tale visione centralistica gli stati usciti dalle dittature hanno accentuato nei rapporti interpersonali l&#8217;individualismo e la stima gelosa per la propriet\u00e0 privata; pur conservando &#8211; come nei sistemi totalitari &#8211; un discreto controllo sui nodi strategici della vita sociale e economica.<\/span><br \/><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 12pt;\">\u00a0\u00a0\u00a0 Ma non \u00e8 stato sempre cos\u00ec. Una volta, per quanto riguarda il possesso (parlo specialmente della propriet\u00e0 terriera, in quanto quella finanziaria era di pochi: le monete erano rare, il boom edilizio non esisteva) vigeva una regola che oggi \u00e8 rimasta quasi solo come una reliquia negli USI CIVICI. Essa distingueva tra &#8220;beni divisi&#8221; (i campi, i prati, le case, gli orti, il bestiame) che appartenevano ai singoli e erano oggetto di compravendita o di permuta o di affitto; &#8220;beni statali&#8221; come le strade e alcuni ponti (ad esempio la &#8220;via imperiale&#8221;); e &#8220;beni indivisi&#8221; pubblici, che appartenevano alla comunit\u00e0 locale, o meglio alle famiglie residenti, rappresentate dai capifamiglia (quei beni indivisi erano i pascoli, le malghe, i boschi, le acque, spesso i ponti minori, la segheria, il molino, il forn famiglia, per il solo fatto di appartenere a una ben definita comunit\u00e0 di paese, aveva diritto a usare quei beni, che erano realmente di tutti. Non del comune quale \u00e8 inteso oggi, ma della comunit\u00e0. E responsabili dell&#8217;uso, della conservazione, dell&#8217;accrescimento dei beni indivisi erano i capifamiglia. Essi, riuniti in assemblea (allora si diceva &#8220;in piena regola&#8221;) stabilivano come quelle realt\u00e0 dovevano essere usufruite, scrivendo o seguendo certe norme codificate nelle &#8220;Carte di Regola&#8221;o). Sono questi &#8220;beni indivisi&#8221; gli antenati degli usi civici.<\/span><br \/><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 12pt;\">\u00a0\u00a0\u00a0 Per secoli essi hanno consentito alla nostra gente &#8211; povera, ma in Trentino non miserabile come potevano essere in altre zone il mondo contadino o il proletariato urbano <\/span><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 12pt;\">&#8211; di vivere con dignit\u00e0 e sicurezza. Ogni che tutti i paesi delle nostre valli trentine si diedero, a partire almeno dal 1200, fino agli inizi del 1800. Le Regole restarono in vigore fin quando lo stato non divenne assoluto e centralizzato. In pratica fin che qui da noi dur\u00f2 il Principato Vescovile, abolito giusto 200 anni or sono nel 1803. Esso era durato 799 anni come entit\u00e0 statale che concedeva ampi spazi di autogoverno a tutte le comunit\u00e0 del territorio. Questo avveniva non solo per necessit\u00e0 (molte valli erano lontane dal centro e quasi inaccessibili), ma per scelta deliberata.<\/span><br \/><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 12pt;\">\u00a0\u00a0\u00a0 Il cuore delle Carte di Regola era proprio la consapevolezza di avere dei beni che appartenevano a tutti. Essi venivano difesi: nella Regola di Mortaso (1558) al Cap. 2 si legge: &#8220;Siano eletti doi consoli.., i quali siano persone idonee habili, laudabili, atte, sufficienti et esperte e laudate dalla maggior parte delli detti vicini a reggere, trattar e ben governar, difendere e conservare la vicinanza, universit\u00e0 e communit\u00e0 e suoi beni&#8221;. Gli stessi beni collettivi erano amministrati in modo pieno dalla comunit\u00e0: nella Regola di Fisto e Ches (1537) \u00e8 scritto al Cap. 10: &#8220;Stabilirono e ordinarono che il 25 marzo gli abitanti delle ville predette siano tenuti&#8230; a costituire tre uomini loro vicini come sindaci sufficienti, procuratori, fattori e negoziatori loro propri, gestori della loro comunit\u00e0&#8221;. I beni dovevano essere per il possibile non solo conservati, ma anche incrementati: nella Regola di Cellentino e Strombiano in Vai di Sole (1456) \u00e8 detto: &#8220;Quel bosco lo riserviamo come gaggio per i prossimi dieci anni&#8230; Passato quel periodo possono prendere legna, con la condizione di non disboscare&#8221;. Nella Regola di Romeno, Don e Amblar (1459) si sente la responsabilit\u00e0 di quegli antichi amministratori: Un taglio senza criterio di legname) &#8220;sarebbe un destruere a fatto detta valle et gazi, qualli conservano et debbano conservare alli bisogni et necessitadi&#8221;. Alle nuove generazioni \u00e8 data consegna di conoscere i beni collettivi per poterli poi bene amministrare: cos\u00ec nella Regola di Livo (1731) \u00e8raccomandato (Cap. 86): &#8220;In capo d&#8217;ogni dieci anni li giuramentarii del commune, assumendo secco altri vicini, e massime diversi giovani, siino obligati andare s\u00ec nelle montagne come atomno agli gazzi et campagne e dar revista alli termini del commune, mostrando quelli a&#8217; giovenetti acci\u00f2 se ne ricordino&#8221;. I beni indivisi sono garanzia contro la povert\u00e0: cos\u00ec nella Regola di Pejo (1522): &#8220;Se ci sar\u00e0 un poveretto che non ha figli o figlie per portare qualche fascio di legna, possa prenderne su una certa quantit\u00e0, con moderazione (nel bosco protetto della comunit\u00e0)&#8221;. La gestione dei beni collettivi \u00e8 in mano ai capifamiglia, che sono eletti liberamente per amministrare durante l&#8217;anno quanto \u00e8 della comunit\u00e0; essi devono accettare l&#8217;elezione, come recita la Regola di Terlago (1424): &#8220;Quelli che sono stati eletti a un incarico di regola devono giurare di accettare prima di andarsene dall&#8217;assemblea; se rifiuteranno, saranno multati e ci\u00f2 non ostante costretti a giurare di accettare; se rifiuteranno ancora, la comunit\u00e0 dovr\u00e0 andare alle loro case a prender pegni e a multarli&#8221;. Tanto sembrava importante il dovere di tutti di partecipare in prima persona all&#8217;amministrazione della vicinia. l\u00ec diritto-dovere di accettare le cariche pubbliche era riconosciuto dall&#8217;autorit\u00e0 principesco-vescovile, come appare su tutti i documenti di Regola: &#8220;Avendo accolto con favore le suppliche dei nostri sudditi, con la nostra autorit\u00e0 e col nostro patrocinio abbiamo deciso che quella bor carta di Regola sia da confermare in perpetuo, da approvare e da ratificare&#8221; (cos\u00ec scriveva in calce a una Carta il cardinale Gaudenzio Madruzzo nel 1604). Alla base della comunit\u00e0 di paese v&#8217;era quindi un fatto legale e riconosciuto: nella Carta di Monclassico in VaI di Sole (1495) si trova la seguente conferma: &#8220;Tutte le questioni et differentie de vie, termini, sterleze, aquedutti, fossati et altre cose da esser decise per gli huomini dal sacramento delle ville secondo la fomma del statuto siano decise per gli homini dal sacramento della ditta villa de Monclassico, et nissuno si possi apellare ad altma regola&#8221;. Come afferma la Regola di Volano (1474) &#8220;per il bene comune e per la conservazione dei beni e delle cose di detta comunit\u00e0&#8221; gli eletti dall&#8217;assemblea dei capifamiglia possono agire &#8220;con piena libema speciale e genemale amministrazione&#8221;. E&#8217; questo il dato fondamentale: l&#8217;autonomia, segno della maturit\u00e0 di un DoDolo che si autoqoverna senza enti intermedi, senza burocrazia. Perfino nelle faccende di liti e contese fra compaesani la difesa dell&#8217;autonomia \u00e8 gelosa (Carta di Pejo 1522 Cap. 92): &#8220;Se ci samanno beghe e discordie nella comunit\u00e0, dodici incaricati dalla Regola devono accollarsi la soluzione di quelle risse e dissensi e far mettere d&#8217;accordo i contendenti&#8230; senza ricorrere ad altri Uffici&#8221;.<\/span><br \/><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 12pt;\">\u00a0\u00a0\u00a0 Leggendo i documenti di archivio, si notano a decine le vendite di beni divisi, gli affitti, le transazioni fra privati; mai si trova una vendita di &#8220;beni indivisi&#8221;. Caso mai, si trovano permute o affitti dietro compenso per la comunit\u00e0 che rimane padrona dei beni. Soltanto verso la fine del Principato di Trento qua e l\u00e0 compare qualche vendita di beni collettivi per pagare i debiti delle guerre del XVIII secolo. Ma con grande sofferenza e con la ricerca di tutte le approvazioni legali. Sempre quegli antichi testi fanno capire cosa significassero per i nostri vecchi i beni di uso civico, che naturalmente allora non portavano tal nome, ma si chiamavano &#8220;gli indivisi&#8221; o &#8220;il commune&#8221;.<\/span><br \/><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 12pt;\">\u00a0\u00a0\u00a0 La legislazione paesana urtava la burocrazia austriaca, francese e bavarese, come urt\u00f2 in seguito quella fascista. Tuttavia almeno in Trentino l&#8217;affidabilit\u00e0 della consuetudine <\/span><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 12pt;\">che \u00e8 l&#8217;anima delle Carte di Regola &#8211; \u00e8 tale che territorio e risorse non vengono del tutto riassorbite dall&#8217;autorit\u00e0 centrale, ma sono lasciate in delega alle &#8220;regole&#8221; locali: da qui l&#8217;istituto degli usi civici, sopravvissuto nonostante la contrariet\u00e0 dello stato centralizzato. Anche le forme statuali recenti non sono riuscite a far sparire del tutto le tracce di insediamenti e possessi &#8220;arcaici&#8221;, e relative consuetudini; \u00e8 il caso degli esiti della legge del 1927 sulla regolamentazione degli usi civici. E&#8217; noto che il tentativo fascista del 1927 \u00e8 stato pi\u00f9 volte corretto dallo Stato repubblicano fino alla Legge di montagna del 1971: ma le correzioni sono sopravvenute sulla base di una scarsa attenzione alle realt\u00e0 locali. Nel territorio trentino il processo di razionalizzazione ha comportato entro il secondo dopoguerra la creazione di pi\u00f9 di cento ASUC distribuite sui 223 Comuni della Provincia, ma purtroppo anche la retrocessione delle vicinie sopravvissute a associazioni di diritto privato.<\/span><br \/><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 12pt;\">\u00a0\u00a0\u00a0 A tanti anni di distanza l&#8217;esperienza delle Regole ha dunque lasciato un erede:<\/span><br \/><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 12pt;\">\u00a0\u00a0\u00a0 l&#8217;istituto degli usi civici, qualificato in modo molto sommario e schematico come &#8220;diritto di godimento che tutti gli abitanti di un Comune o di una Frazione hanno &#8211; come cittadini -sopra determinate terre appartenenti al Comune o alla Frazione o ai privati. Tali diritti consistono in varie forme di uso e di godimento, come pascolare e abbeverare il bestiame, raccogliere legna per uso domestico, cavare ghiaia o sassi&#8221;. Durante il Medio Evo e per quasi tutta l&#8217;Et\u00e0 Moderna il Principe Vescovo lasciava questa libert\u00e0 di godimento, pur essendo egli sovrano del territorio. Caduto il feudalesimo e affermatasi la dottrina liberale di derivazione inglese, dal XVIII secolo in poi gli usi civici vennero osteggiati, perch\u00e9 sembrava che limitassero la propriet\u00e0 pubblica o privata: Nel XIX secolo essi furono sul punto di scomparire.<\/span><br \/><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 12pt;\">\u00a0\u00a0\u00a0 La Legge provinciale 25 luglio 1952, n. 991, cerc\u00f2 di farsi pi\u00f9 attenta ai beni comunitari, prescrivendo all&#8217;art. 34 che &#8220;nessuna innovazione \u00e8 operata in fatto di comunioni familiari vigenti nei territori montani nell&#8217;esercizio dell&#8217;attivit\u00e0 agro-silvopastorale; dette comunioni continuano a godere e a amministrare i loro beni in conformit\u00e0 dei rispettivi statuti e consuetudini riconosciuti dal diritto anteriore&#8221;. Ci\u00f2 andava nella giusta direzione, perch\u00e9 ammetteva che accanto al pubblico e al privato potesse sopravvivere un &#8220;pubblico sociale&#8221;, nella forma della propriet\u00e0 comunitaria.<\/span><br \/><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 12pt;\">\u00a0\u00a0\u00a0 Tale propriet\u00e0 &#8220;postula il primato della comunit\u00e0 sul singolo, perch\u00e9 ritiene la comunit\u00e0 un valore di altissimo rilievo, in quanto basata sulla solidariet\u00e0. Chi fa parte della comunit\u00e0 (di un paese, di una frazione) \u00e8 un personaggio che sa di ricevere un&#8217;integrazione nell&#8217;ambito protettivo della sua comunit\u00e0; egli sente di essere &#8220;persona&#8221; solo all&#8217;interno di una comunit\u00e0, essendo in sintonia e in congiunzione con il suo gruppo&#8221; (T. GROSSI, Assolutismo giuridico e propriet\u00e0 collettive, in Quaderni fiorentini per la storia del pensiero giuridico moderno, 19\/1 990, p. 544).<\/span><br \/><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 12pt;\">\u00a0\u00a0\u00a0 Ritengo che gli usi civici siano importantissimi e vitali anche oggi, al contrario di quanto la recente legge provinciale sostiene. Cambiano le funzioni, con il mutamento dell&#8217;economia e della fisionomia sociale della nostra terra; ma non deve mutare il soggetto che amministra i beni collettivi, cio\u00e8 la famiglia (i &#8220;veri&#8221; residenti, con diritto di voto, di veto e di proposta). Gli ambiti di interesse non saranno pi\u00f9 soltanto quegli antichi, ma soprattutto la difesa delle acque, l&#8217;attenzione al paesaggio, la guerra agli scempi urbanistici, un sano senso dell&#8217;ecologia, la tutela del bosco. Va quindi riscoperto il valore &#8220;sociale&#8221; dei beni indivisi. E bisogna combattere &#8220;l&#8217;ignoranza e l&#8217;arroganza&#8221; della burocrazia (come dice Pietro Nervi) con la consapevolezza che abbiamo da sempre la capacit\u00e0 e il diritto di autogovernarci. Sar\u00e0 perci\u00f2 necessario in ultima istanza usare tutti gli strumenti legali per difendere un nostro &#8220;bene&#8221;, costitutivo dell&#8217;autonomia.<\/span><\/p><p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 12pt;\">\u00a0\u00a0\u00a0 In conclusione, sono personalmente del tutto a favore della sopravvivenza &#8211; meglio, della rivitalizzazione in forme attuali e realistiche &#8211; degli usi civici non comunali, ma comunitari, per vari motivi:<\/span><br \/><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 12pt;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/span><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-4958fd6 elementor-widget-divider--view-line_icon elementor-view-default elementor-widget-divider--element-align-center elementor-widget elementor-widget-divider\" data-id=\"4958fd6\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"divider.default\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-divider\">\n\t\t\t<span class=\"elementor-divider-separator\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-icon elementor-divider__element\">\n\t\t\t\t\t<svg aria-hidden=\"true\" class=\"e-font-icon-svg e-fas-star\" viewBox=\"0 0 576 512\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\"><path d=\"M259.3 17.8L194 150.2 47.9 171.5c-26.2 3.8-36.7 36.1-17.7 54.6l105.7 103-25 145.5c-4.5 26.3 23.2 46 46.4 33.7L288 439.6l130.7 68.7c23.2 12.2 50.9-7.4 46.4-33.7l-25-145.5 105.7-103c19-18.5 8.5-50.8-17.7-54.6L382 150.2 316.7 17.8c-11.7-23.6-45.6-23.9-57.4 0z\"><\/path><\/svg><\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 I BENI COMUNI: UN FONDAMENTO PER L&#8217;AUTONOMIA TRENTINA \u00a0\u00a0\u00a0 &#8220;L&#8217;unico scopo per il quale i nostri antenati hanno fatto le leggi \u00e8 questo: conservare senza danno i propri concittadini&#8221; (dal preambolo alla Carta di Regola della comunit\u00e0 di Trambilleno, anno 1578). Il buon legislatore, dunque, ha per fine soltanto la salvezza -fisica, economica, morale &#8211; dei suoi governati. Deve porsi come traguardo di ogni decisione il rispetto per quella che era chiamata &#8220;incofumitas&#8221; dei cittadini. La parola latina significa integrit\u00e0, non essere rovinati dalle &#8220;calamitates&#8221;, cio\u00e8 dalle disgrazie\u00a0\u00a0\u00a0 Sono nominati i cittadini &#8211; la parola antica diceva &#8220;i vicini&#8221;, quelli che fanno parte dello stesso &#8220;vicus&#8221; (il villaggio) -. E&#8217; chiaro che sono in causa le persone. Nella nostra cultura la persona non \u00e8 immaginabile fuori del proprio ambiente, delle sue tradizioni, delle sue propriet\u00e0, in una parola: della sua comunit\u00e0. L&#8217;uomo astratto non esiste, perch\u00e9 sarebbe irreale, sradicato, in un certo senso solo &#8220;teorico&#8221;.\u00a0\u00a0\u00a0 Oggi noi viviamo in uno stato organizzato. E&#8217; la societ\u00e0 moderna, nella quale si \u00e8molto allargato il concetto di &#8220;statale&#8221; &#8211; bench\u00e9 oggi si tenti di ridurne i confini -. Nella mentalit\u00e0 corrente abbiamo diviso il mondo in cui viviamo fra &#8220;pubblico&#8221; = statale, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"parent":2363,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"folder":[113],"class_list":["post-3217","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.asucfavrio.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/3217","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.asucfavrio.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.asucfavrio.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asucfavrio.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asucfavrio.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3217"}],"version-history":[{"count":81,"href":"https:\/\/www.asucfavrio.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/3217\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9943,"href":"https:\/\/www.asucfavrio.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/3217\/revisions\/9943"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asucfavrio.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2363"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.asucfavrio.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3217"}],"wp:term":[{"taxonomy":"folder","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asucfavrio.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/folder?post=3217"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}