Quando eravamo piccoli, delle persone adulte, particolarmente degli uomini, noi avevamo il terrore… Quando li incontravamo, da soli, per strada, cercavamo di svicolare. Non sempre questo era possibile e quindi, spesso, venivamo apostrofati in maniera piuttosto rude. Faccio alcuni esempi. Al tempo della fienagione tra i compiti dei ragazzini c’era quello di rivoltare il fieno. Quindi anch’io, subito dopo pranzo, partivo da casa con la forca, che a quei tempi era più grande di me, e passavo pian piano, un po’ svogliato per le strade di Favrio. Quasi sempre incontravo qualcuno che mi diceva, con cipiglio: «‘Nde vat toi, popo, con quela forca» e io: «A voltar, fòr ai campi rossi»; e l’altro: «A voltar te va? E alora movete prima che vegna not!». E io acceleravo, sentendomi quegli occhi addosso. Quando andavo fuori paese succedeva anche di peggio. A Fiavé sono andato a scuola per due anni, in terza e in quinta elementare, e dovevo per forza attraversare il paese. Quelli di Fiavé ci hanno sempre considerati, e ci considerano ancora e sempre a torto, come… inferiori. Poiché in tutto il Comune le ultime case col tetto di paglia erano rimaste proprio a Favrio, ci chiamavano paioi. Nel percorso verso la scuola mi capitava spesso di incontrare qualcuno e frequentemente […] Read More
Alla fine del 1800 sorsero, nel territorio dell’attuale Comune, quattro caseifici turnari, precisamente a Fiavé, Favrio, Stumiaga e Ballino. In un locale dotato della necessaria attrezzatura (focolare, caldaia in rame ecc..), in origine di proprietà privata, in seguito di proprietari frazionale, veniva due volte al giorno conferito il latte di tutti i produttori ed a turno, con cadenza dipendente dalla quantità di latte prodotta, ogni famiglia provvedeva alla lavorazione del latte stesso, portandosi a casa il burro ed il formaggio della giornata. I prodotti erano, per la quasi totalità, destinati all’autoconsumo: il formaggio veniva stagionato, il burro, per poter essere conservato, veniva cotto. Dopo la prima guerra mondiale compare la figura del “casaro” che provvedeva alla lavorazione del latte i cui prodotti erano comunque a turno di ogni famiglia che, il giorno della “caserada” doveva fornire la legna necessaria per produrre il formaggio ed invitare il casaro a pranzo. Una “casareda” all’anno ( a Favrio il giorno di S.Antonio) era destinata al parroco od al curato. Il compenso del casaro consisteva in circa il 10% del prodotto che rimaneva di sua proprietà. Il latte venica munto e portato al caseificio due volte al giorno e l’edificio […] Read More
Sicuramente qualcuno, leggendo il titolo, penserà che io stia facendo un appello ai miei compaesani. Non è così. Si tratta infatti della frase iniziale di un vecchio dattiloscritto che Beppe Baroldi ha rintracciato tra le antiche carte di suo zio Livio. È su carta intestata del Comune di Lomaso e porta la data del 18 luglio 1929 (Anno VII). Penso valga la pena trascriverlo integralmente perché sono particolarmente interessanti sia l’argomento trattato sia la forma altisonante, tipica del periodo fascista, nella quale è scritto. Ecco cosa scriveva il podestà di Lomaso agli agricoltori di Favrio (praticamente a tutti gli abitanti). L’attuale periodo di siccità che da vari mesi si prolunga senza accenni di un miglioramento, minaccia ai raccolti danni gravissimi, tanto più quando si pensa che la siccità dello scorso anno ebbe pure a distruggere gran parte dei prodotti del suolo, facendo così mancare alla popolazione una delle sue maggiori risorse. Il problema è della maggiore gravità ed urgenza, sì che ogni provvedimento possibile deve essere adottato, ove sia possibile, per attenuare disastri così gravi e per far sì che le fatiche ed i sacrifici dei contadini, non siano resi inutili e vani dall’inclemenza delle stagioni. Un impianto di irrigazione ben costruito e ben governato potrà essere […] Read More
Negli ultimi tempi nelle piazze dei nostri paesi sono comparse moltissime fontane nuove: in parte sostituiscono quelle che esistevano, altre sono realizzate ex novo. In merito i progettisti si sono sbizzarriti, realizzandone di tutti i tipi: quadrate, rettangolari, rotonde, pentagonali… con le rifiniture e gli accessori più strani. Qualcuna è gradevole, ma per la maggior parte non reggono il confronto con l’armonia strutturale di quelle più antiche in granito o in pietra rossa che esistono ancora nei nostri paesi: vale la pena di citare quella di Rango, quella di Stenico, quelle di Zuclo. Ce ne sono molte in Val Rendena e anche a Trento città, dove forse passano inosservate pur essendo delle vere e proprie opere d’ arte. Mentre le nuove fontane vengono ora realizzate quasi unicamente come arredo urbano, quelle di un tempo avevano scopi ben più ampi. Prendo come esempio le fontane di Favrio. Esse furono costruite nel 1929 contemporaneamente alla realizzazione dell’ acquedotto che, allora come oggi, captava una sorgente in località Dus e, attraverso la torbiera, arrivava al deposito in località Carcion e quindi in paese. Il costo complessivo dell’opera ammontò a £ 178.070,95, una bella cifra per quei tempi, considerando che con meno di 4.000 lire la mia famiglia acquistò in quegli anni una bella casa e qualche campo. […] Read More
Ai giorni nostri le mamme ai loro figli parlano in italiano, ed è giusto che sia così. Anche la televisione ha contribuito molto in questo senso. E vero che si imparano anche parecchie parolacce in romanesco o in napoletano, qualcosa della nostra lingua rimane. Ai miei tempi le cose erano diverse, si parlava sempre in dialetto e la lingua italiana per noi era come una seconda lingua. Alle scuole medie o alle superiori il problema più grande, per chi le ha frequentate, è sempre stato quello della lingua italiana. Mia mamma, che era maestra, dava a me e a mia sorella, purché parlassimo in italiano tra di noi e tutto il giorno, una lira a testa. Una lira era una cifra enorme. Con una lira si poteva andare in cooperativa ed avere dalla Nina uno di quei bombi di liquirizia a forma di mora che erano la fine del mondo. In realtà, io lire non ne ho prese molte perché qualche parola in dialetto mi scappava sempre, anche perché mio padre faceva boicottaggio e mia sorella faceva la spia: “Mamma, guarda che Arrigo ha parlato in dialetto!“. E così la […] Read More
Da tempo pensavo di scrivere questi ricordi, i più vivi della mia fanciulezza, ed è una fortuna che ci sia a disposizione il notiziario del Comune sul quale raccontarli. Le nuove generazioni diranno senz’altro che si tratta di cose incredibili, che si parla di medioevo; anche i miei figli e mia moglie, che è vissuta in una realtà diversa, mi ascoltano con meraviglia; comunque io le racconto perché si tratta delle testimonianze di un’epoca, e neanche troppo lontana. Quelli della mia età, se non se ne sono dimenticati, me ne devono dare atto. Sono nato a Favrio nel 1944 e, come tutti, sarei dovuto andare a scuola, a sei anni, nel 1950. In realtà non è successo così perché mia madre, che era la maestra e che non sapeva dove mettermi, mi ha fatto andare a scuola a cinque anni: per dire la verità a Fiavé c’ era anche l’asilo ed una anziana signorina di Favrio, la Dosolina , accompagnava, a piedi, quei quattro o cinque bambini che lo frequentavano e nel pomeriggio andava a riprenderli; all’ asilo c’era anche una santa donna, suor Emiliana, che trattava benissimo i bambini…, però, probabilmente, non era l’ambiente giusto […] Read More
Ormai nei nostri paesi e sulle nostre strade da quasi trent’anni non se ne vedono più. Sono stati smontati o, quantomeno, relegati in qualche angolo delle vecchie aie o dei portici delle nostre case. Qualcuno li ha messi in bella vista come portafiori o ne ha usato le ruote per movimentare la facciata della propria abitazione. Però l’inconfondibile rumore che essi facevano quando passavano davanti o sotto casa, il Pascoli l’ha chiamato “il rombo delle ruote”, non si sente più: adesso transita degli enormi mezzi che rombano lo stesso, però non con le ruote, che hanno velocità e portata più di dieci volte superiori e che fanno un fracasso, e spesso un odore, molto più fastidioso. Sto parlando del carro. Esso è stato per millenni, dopo la scoperta della ruota, il principale mezzo di trasporto; diventato nel corso dei secoli, dai tempi dei romani ai giorni nostri, più leggero e più robusto, ha sempre avuto una funzione indispensabile per l’evoluzione della civiltà. Nei nostri paesi quasi tutte le famiglie ne possedevano uno. Il carro rustico tipico della nostra zona è quello a quattro ruote: esso è composto da due parti: il “broz” davanti e la “coa” dietro. Queste, […] Read More
Il paese di favrio è noto, se no proprio a livello nazionale quantomeno in ambito trentino, per essere una località dove, dalla fine di novembe agli inizi di febbraio, il sole è … latitante. Una certa concorrenza in merito, probabilmente a fine propagandistici, gli vien fatta da parte di Pré in val di Ledro e da Giugià in commune di Zuclo; inoltre anche altre località del Trentino hanno, recentemente, cercato di farsi riconoscere le stesse prerogative, ma non c’è niente da fare. La certificazione DOC tocca soltanto a Favrio. Ed è giusto che sia cosi, particolarmente in tempi come questi dove le sofisticazioni sono all’ordine del giorno. Fatta questa doverosa premessa, è indispensabile precisare che, nella zona della chiesa e nella parte più vecchia del paese, il sole, anche se per breve tempo, nel periodo incriminato fa capolino tutti i giorni. Le persone anziane del paese, inoltre, sostengono con insistenza che, in passato, la presenza del sole rea maggiore: il bosco sopra il paese era molto più rado e soprattuto più distante dalle abitazioni; il taglio frequente ed il pascolo lo tenevano sotto controllo. Le immagini dell’inizio dell’Ottocento, che ritraggono la Ponta del […] Read More
Quando si usa il termine dialettale rebalton si fa riferimento a qualcosa di improvviso e violento che mette tutto sottosopra creando caos e nei nostri paesi questa parola era usata anni fa per indicare quanto successe alla fine della prima guerra mondiale, nel novembre 1918. Nella generale confusione dovuta al ritiro di un esercito e all’arrivo di un altro ci fu un grande caos amministrativo dovuto alla temporaneaassenza di una qualsiasi autorità e questo, anche da noi, diede origine a fatti quantomeno singolari. Ne riporto qui uno in particolare. In località Torbiera subito al di là del ponte sul Carera esisteva, e in realtà esiste ancora ristrutturata in tempi recenti e trasformata in case di abitazione, una grandissima costruzione che in origine, probabilmente, era utilizzata per l’essiccazione e la conservazione della torba. Durante la guerra venne trasformata in un magazzino dove erano conservati i materiali e le attrezzature necessari all’ approvvigionamento delle truppe austriache schierate sul fronte nella zona del Tofino e del Dos della Torta. Vi era di tutto: generialimentari, indumenti, coperte, attrezzi da lavoro ecc. Quando gli austriaci si ritirarono dovettero abbandonare praticamente ogni cosa e, in attesa dell’arrivo, che avvenne un paio di giorni dopo, delle truppe italiane, tutto quel ben di Dio rimase incustodito. La popolazione locale non aspettava […] Read More
Mi sembra importante ricordare, come testimonianza di un passato che diviene sempre più lontano e rischia l’oblio, alcuni fatti che ho conosciuto attraverso i racconti di mio padre e dei miei zii che li avevano vissuti. A Favrio, sul prato detto «alla croce», non lontano da dove poi fu costruito il capitello della Madonna, esisteva un avvallamento chiamato el cèso dei rusi. Tale nome derivava dal fatto che proprio in quel posto erano state un tempo collocate le latrine dei prigionieri di guerra russi. Già nel primo anno di guerra, nel 1914, l’esercito austroungarico aveva catturato in Galizia decine di migliaia di prigionieri che erano stati distribuiti in varie zone dell’impero e quindi anche nella nostra valle. Non ho notizie precise relative agli altri paesi, ma di sicuro erano presenti a Vigo Lomaso, come testimonia don Lorenzo Dalponte in un suo scritto. A Favrio comunque ce n’erano almeno una trentina ed erano tutti alloggiati nel sottotetto della scuola. L’esercito li impiegava come operai per la realizzazione di strade militari e di trincee. Vale la pena di precisare che per l’ esecuzione di tali opere oltre ai prigionieri venne precettata anche parte della popolazione civile, quasi esclusivamente donne perché gli uomini validi erano stati richiamati sotto le armi: mia zia Bianca, […] Read More