carera

El furbo di Favri

    In tutti i nostri paesi esistono, e sono esi­ stiti in passato, dei personaggi strani e originali; ma tanti e tanto strambi come quelli che hanno vissuto a Favrio in tempi abbastanza recenti credo sia difficile trovar­ li da altre parti. I più famosi sono sicuramente il “Grazioso” ed il “Furbo” ed è proprio di quest’ultimo che parleremo.


    All’anagrafe risultava chiamarsi Arturo Moranduzzo, era nato a Castel Tesino il 16 giugno 1884 e si era accasato a Favrio in quanto aveva sposato, il 24 novembre 1923, Maria Zambotti, vedova di Luciano Cherotti. Dichiarava di esercitare la professione di chiromante. Era conosciuto in tutto il Trentino ed anche fuori e veniva gente da tutte le parti per farsi “fare le carte” da lui.

    Le prime automobili di lusso viste in paese era­ no di gente che andava dal Furbo, ma anche i locali si rivolgevano a lui per i motivi più svariati : per sapere qualcosa di un figlio in guerra che da tempo non dava più notizie, per sapere se il marito emi­ grante stava bene o, ad­ dirittura, per avere infor­ mazioni su dove fosse fi­nita una manza che era stata rubata. Ci sono ancora dei te­stimoni che affermano che indovinava quasi sempre. Si faceva pagare profumatamente, però; poi andava in giro per le osterie, offren­ do da bere a tutti fin che i soldi erano finiti.

    Era anche un bravissimo scultore e realizza­ va statue in gesso di Santi e della Madonna che poi vendeva nei paesi della valle. Era anche un compagnone e si lasciava spesso canzonare. Quando quelli di Poja sapevano che era in zona nascondevano un rastrello da qualche parte e poi andavano dal Furbo chicdcndo ”en de èl el restel?” e altre cose di questo genere.

    C’erano dei giorni nei quali si comportava in maniera alquanto singolare. Si metteva la giacca alla rovescia, girava anche il cappel­ lo e proclamava ad alta voce, stando sul ponte di casa: “e son santo, e son furbo, e son pro­ feta”. E noi bambini commentavamo: “el Furbo el segna”. Ogni tanto segnava anche sua moglie, usciva sul poggiolo con due co­ perchi di pentola in mano sbattendoli rumo­ rosamente per parecchio tempo. Chiamava tutti “santolo” o “santola” ed an­ che noi chiamavamo lui così. Era solito de­ terminare la furbizia delle persone in chili; lui era il più furbo di tutti, per gli altri il massi­ mo erano undici chili. Per fare un esempio, undici chili di furbizia ce l’avevano il deca­ no di Vigo e anche mia mamma che era la maestra. Per gli altri la furbizia era variabi­ le. Quando noi bambini lo incontravamo per strada chiedevamo: “quanti chili, santolo?”. E lui: “struca l’ocio”.

    Noi strizzavamo l’occhio e lui stimava la furbizia in maniera quasi sempre diversa. Quando riteneva che la furbizia fosse zero, e per i ragazzini succedeva abbastanza spesso, diceva: “povero petete”.

Era anche un accanito cacciatore ed era forse l’unico a mangiare i corvi.


Arturo Moranduzzo morirà a S.Croce il 29 giugno 1956.

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