Sicuramente qualcuno, leggendo il titolo, penserà che io stia facendo un appello ai miei compaesani. Non è così. Si tratta infatti della frase iniziale di un vecchio dattiloscritto che Beppe Baroldi ha rintracciato tra le antiche carte di suo zio Livio. È su carta intestata del Comune di Lomaso e porta la data del 18 luglio 1929 (Anno VII). Penso valga la pena trascriverlo integralmente perché sono particolarmente interessanti sia l’argomento trattato sia la forma altisonante, tipica del periodo fascista, nella quale è scritto. Ecco cosa scriveva il podestà di Lomaso agli agricoltori di Favrio (praticamente a tutti gli abitanti). L’attuale periodo di siccità che da vari mesi si prolunga senza accenni di un miglioramento, minaccia ai raccolti danni gravissimi, tanto più quando si pensa che la siccità dello scorso anno ebbe pure a distruggere gran parte dei prodotti del suolo, facendo così mancare alla popolazione una delle sue maggiori risorse. Il problema è della maggiore gravità ed urgenza, sì che ogni provvedimento possibile deve essere adottato, ove sia possibile, per attenuare disastri così gravi e per far sì che le fatiche ed i sacrifici dei contadini, non siano resi inutili e vani dall’inclemenza delle stagioni. Un impianto di irrigazione ben costruito e ben governato potrà essere […] Read More
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