Sono convinto che su questo notiziario sia sempre importante scrivere qualcosa di ameno o, comunque, che serva per alleggerirne il tono che rischia altrimenti di diventare troppo serio. Ecco quindi queste poche righe di ricordi familiari che riportano modi di dire e di pensare dal sapore ormai antico. Penso che qualcuno rammenti ancora cosa significava in dialetto il termine sbrindole. Erano i brandelli, i ritagli di stoffa dei tipi e dei colori più vari che venivano messi da parte per essere riutilizzati, per esempio per fare rappezzi. Inoltre, nei nostri paesi, il termine sbrindole veniva anche usato per indicare quelle ragazzine, sui quindici, sedici anni che andavano a spasso o gironzolavano in paese, cercandomagari l’occasione di incontrarsi con i loro coetanei. Io avevo una zia nubile, la zia Pina, allora ultraottantenne, che viveva a Favrio da sola; benché fosse straordinariamente in gamba, per alcune faccende aveva bisogno di un po’ di aiuto. Quindi io, anche se abitavo lontano, un paio di volte al mese, o da Vicenza o da Belluno, venivo a trovarla. Questo avveniva il sabato pomeriggio e la domenica. Mi accompagnava spesso uno dei miei figli. Il nostro compito era, d’inverno, quello di sistemarle la legna e, d’estate, quello di lavorare nell’orto. Esisteva comunque, la […] Read More
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