Nelle nostre famiglie, quando ricorre un cinquantesimo anniversario, che sia un compleanno oppure le nozze d’oro, si organizza una grande festa invitando parenti, vicini e amici. Nel 2011 ha compiuto cinquanta anni il capitello della Madonna di Favrio, uno dei simboli del paese. Ecco in breve i motivi per i quali fu realizzato. Nel settembre 1959 a Favrio scoppiarono due incendi. Il giorno 18, nel pomeriggio, «el casot», una costruzione al limite ovest del paese, adibita a deposito e usata in precedenza come osteria con gioco delle bocce, andò a fuoco e, nonostante l’intervento tempestivo degli abitanti con i pochi mezzi a disposizione, andò completamente distrutta. Nella notte tra il 19 e il 20 settembre un incendio molto più grave, partendo da casa Vaia, interessò tutto «el cason», fino a casa Lorenzi. Nello stabile abitavano cinque famiglie, nelle stalle c’erano decine di animali, sulle aie erano ricoverati i carri e gli altri attrezzi agricoli e accatastato il foraggio per l’inverno. Fortunatamente tutte le persone riuscirono a mettersi in salvo, ma il fuoco divampò in maniera così violenta che a stento si recuperò quanto possibile e con fatica si riuscì ad impedire che il […] Read More
Beppe Baroldi, scartabellando tra i vecchi documenti di suo zio Livio, ha trovato un antico quaderno manoscritto, abbastanza ben conservato, anche se non integro perché ne sono state strappate le ultime pagine, che porta sul frontespizio il titolo: Cronistoria Campana dei caduti di Favrio. Si tratta di un documento estremamente interessante per il periodo in cui è stato compilato, dal 1926 al 1930, per i protagonisti che vi compaiono, ai giorni nostri tutti scomparsi, ma dei quali sicuramente qualcuno a Favrio ancora si ricorda, e per alcune notizie che non concordano in maniera precisa con quanto riportato finora sulle pubblicazioni che riguardano in qualche modo l’argomento. È necessario precisare che, durante la Grande Guerra, tra il 1917 e il 1918, per fabbricare cannoni, il Governo Austro-Ungarico aveva requisito tutte le campane, esclusa una, dei nostri campanili. Quella rimasta a Favrio è chiamata, per questo motivo, ‘’la campana vecia’’. Terminato il conflitto, dotare il campanile di nuove campane rappresentava, quindi, una delle esigenze più sentite dalla popolazione.Era altrettanto sentita la necessità di ricordare in maniera significativa i caduti in guerra, o per cause di guerra, del paese.Il quaderno inizia con questo documento. Favrio 3 ottobre 1926 Il Comitato pro Caduti formato da Filippi Giuseppe, Baroldi Placido, Franceschi Paolo, Mansueto Lorenzi, Biagio Franceschi, Virginio Baroldi, […] Read More
Nel mondo degli acquisti, dominato ormai dall’automazione e dal self-service, anche molte espressioni dialettali e alcuni modi di com portarsi stanno per scomparire. Penso valga la pena di ri cordarne qualcuno, anche per alleggerire il tono di questo notiziario che rischia di diventare troppo serio. A fare la spesa in cooperativa mi offro di andare quasi sempre io. In realtà colgo la scusa per potermi bere un paio di bianchi lontano da casa.In cooperativa i punti critici sono due: il banco e la cassa. Cerco di arrivarci quando la coda è ridotta al minimo, eppure qualche ostacolo lo trovo sempre. Al banco trovo una signora, con marito, più o meno della mia età e che conosco bene, che sta dicendo al commesso: «Tàieme gio setanta grami de panceta enfumegada, de quela crua, che la sia magra!». E il commesso: «èia ma gra asà ‘sta chi?» «No, la è masa grasa» «Alora speta che ‘n taien ‘n alter toch». Mentre viene eseguita questa operazione la signora, sentendo i miei grugniti di prote sta, mi guarda e aggiunge: «Che vot, a noaltri la panceta la ne pias magra!». Intanto il taglio è stato […] Read More
Le origini di Favrio non sono note. Racconta la leggenda che il paese è sorto vicino ad un vecchio castello. E’ molto probabile che più che di un castello si trattasse di una torre di osservazione e di segnalazione, di origine medioevale, posta in una posizione dominante da dove poteva essere controllata gran parte della valle e ben visibile da tutti i castelli della zona. La stessa torre era situata probabilmente dove adesso c’è la chiesa e vicino ad essa sorsero le prime case del paese ed effettivamente la parte più vecchia dell’abitato è quella a valle della chiesa stessa. (vedere articolo in merito) La cappella di S. Biagio viene ricordata per la prima volta nel 1482, anche se il titolo sembra ricondurla a tempi più remoti. Poche sono le chiese dedicate in Trentino a questo Santo al quale è intitolata, già dal 1071, la cappella del palazzo vescovile accanto alla Cattedrale di San Vigilio a Trento. Il primo documento che si riferisce alla chiesa di Favrio è del 12 aprile del 1497 e con esso viene investito del beneficio un presbitero del duomo di Trento. Come fosse l’edificio non è dato di sapere, ma se […] Read More
A Favrio le ricorrenze religiose più significative sono il giorno 3 febbraio, sagra di S. Biagio patrono del paese, al quale è intitolata la chiesa, e la festa della Madonna di Lourdes, celebrata, con solenne processione la prima domenica di settembre, in occasione della Natività della Beata Vergine Maria. La più sentita è tuttavia quella che cade la prima dome- nica di luglio. Nel calendario liturgico questa data non possiede un par- ticolare rilievo, ma per la popolazione di Favrio si tratta di una ricorrenza importantissima perché ricorda che in paese “i ha portà el Sioredio”. Fino alla fine del 1700 le competenze in materia reli- giosa erano infatti tutte del parroco di Lomaso. A Vigo, dove aveva sede appunto la pieve, venivano celebrati i battesimi, le prime comunioni, le cresime e i matrimoni. Da tempi immemorabili tutti gli altri paesi chiedevano una certa autonomia, di cui godeva solo Fiavé, che da sempre era il nucleo abitato più popoloso della valle; ma l’autorità religiosa era restia a concederla. Per Favrio le prime concessioni avvengono nel 1790, il 15 gennaio, con la fondazione della primissaria curata, la presenza di un curato stabile per intendersi, e nel 1821, […] Read More